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La Basilicata in età arcaica

In contrapposizione all’immagine di omogeneità relativa alla prima età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.), il panorama culturale della Basilicata di VII secolo a. C. è invece molto articolato, come testimoniano le fonti scritte e i rinvenimenti archeologici, in particolare la produzione di manufatti in ceramica e il rituale
funerario.
Nella maggioranza dei casi il confine etnico-culturale coincide con una linea di demarcazione fisica,
solitamente un fiume o un’altura.    
L’area sud-ovest, con le valli dell’Agri, del Sinni e del Cavone, è  occupata  dagli  Enotri, mentre  la parte sud-est,   il  territorio  del  materano  gravitante  sulla costa, è abitata dai Choni, genti di stirpe enotria, ma dai tratti culturali distinti; queste zone, di cui ci parlano diffusamente le  fonti, soprattutto Strabone (geografo di I secolo a.C.), risultano caratterizzate da un rituale funerario ad inumazione con corpo deposto
in posizione supina.
Le restanti aree della Basilicata appartengono culturalmente alla Iapigia e usano seppellire il corpo
adagiandolo rannicchiato su un fianco.
All’interno di questa macroarea è possibile distinguere, grazie alle produzioni specializzate di ceramica con sintassi decorative di carattere geometrico, almeno tre diverse etnie: i Peuceti  che abitano nella   parte centro-orientale della regione con le valli del Bradano e del Basento; i Dauni, stanziati nell’area nord-est in prossimità della valle dell’Ofanto; infine un’anonima popolazione, forse i Peuketiantes menzionati da Ecateo di Mileto (storiografo di fine VI- inizi V secolo a.C.), genti di cultura affine a quella dei
Peuceti, che occupano la zona nord-ovest.
Il litorale ionico presenta una situazione culturale a sé stante, in quanto colonizzato dai Greci, ad ovest con Siris, fondata alla fine dell’VIII secolo a.C. dai Colofoni, e ad est con Metaponto, fondata alla fine del
VII secolo a.C. dagli Achei.

 
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