Affreschi Della Cripta di S. Francesco PDF Print E-mail
In Italia, il periodo gotico inizia nella seconda metà del ‘200 e si diffonde pienamente nel secolo successivo. L’arte italiana si afferma con artisti rivoluzionari come Giotto, Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio, Simone Martini e i Lorenzetti. Le loro opere, infatti, rappresentarono  un punto di rottura con la tradizione passata: vennero abbandonati i motivi bizantini e gli artisti iniziarono a rappresentare maggiormente scene e figure reali a tre dimensioni. Il primo grande artista di questo stile, fu Giotto (1267-1337). Il Mezzogiorno d’Italia conobbe una forte penetrazione del gotico, favorita dapprima dalla cultura federiciana e in seguito da quella angioina: si ebbe una pittura che in molte zone utilizzò gli antichi schemi bizantini e, specie in Lucania, fu influenzata dalle sacre iconografie orientali che provenivano dalla Cappadocia e da regioni vicine dell’Asia minore, combinandosi così con elementi tipicamente occidentali .

La Basilicata, proprio nel ‘300, entra nell’orbita artistica ed intellettuale della Napoli angioina ed in particolare uno dei piccoli centri aperto alla cultura napoletana è proprio Montepeloso (oggi Irsina). A Napoli si fermarono a lavorare i maggiori esponenti delle scuole pittoriche di Roma, Firenze, Siena e Pisa, sostenuti dai principi d’Angiò. Vi lavoravano artisti come Simone Martini, Pietro Cavallini, Roberto Oderisio e lo stesso Giotto e furono proprio questi i maestri che hanno influenzato gli artisti in Montepeloso.
La cripta della chiesa di San Francesco, situata sotto l’abside, fu ricavata nel XIII secolo all’interno di una torre quadrangolare del preesistente castello normanno, e fu sin dal ‘300  utilizzata dai frati francescani come oratorio; in seguito fu scelta dalla famiglia Del Balzo come cappella gentilizia. I Del Balzo, importanti esponenti degli Angioini, furono i signori di Montepeloso dagli inizi del ‘300 fino alla seconda metà del sec. XV e grandi protettori dei francescani.

Gli affreschi, commissionati dai Del Balzo, furono realizzati tra il 1370 e il 1373, da due ignoti autori aiutati da maestranze locali. La cripta, utilizzata come ossario nei secoli successivi, fu riscoperta nel 1901 dallo storico locale Michele Janora e accuratamente descritta dalla contessa Margherita Nugent nel suo volume “Affreschi del ‘300 nella Cripta di San Francesco”, edito a Bergamo nel 1933. Secondo l’accurata descrizione della Nugent, la decorazione della cripta inizia con la figura di S. Francesco d’Assisi. Egli indossa un saio sotto il quale in basso spunta una veste bianca che all’epoca era indossata dai diaconi. S. Francesco infatti era un diacono. Nel nicchione cieco della parete orientale, è rappresentata la scena della Presentazione al Tempio. Il tempio di Gerusalemme è rappresentato sotto forma di edicola con archi e tetto a forma piramidale, sotto la quale si trova Simeone che dopo aver purificato il Bambino Gesù lo riconsegna alla Madonna; vicino alla Madonna S. Giuseppe è avvolto in un mantello giallo e tra le mani ha due bianche colombe per l’offerta; alla destra dell’edicola c’è la profetessa Anna che sembra annunciare la profezia con il braccio destro alzato mentre con il sinistro regge il rotolo della profezia.

Questa è la scena più vicina a Giotto per lo spazio prospettico in cui è inserita. Il centro dell’affresco murale è costituito dalla Crocefissione, in cui Gesù pende dalla croce con il capo inclinato, con  ai lati S. Francesco e S. Chiara. Sempre nella parete orientale è raffigurata l’Incoronazione della Vergine. Una luminosa immagine del Cristo  pone una corona sul capo della Madonna vestita con un manto blu. Sulla testa del Cristo c’è una colomba con le ali chiuse, simbolo dello Spirito Santo. Ai piedi della Vergine e del Cristo due angeli inginocchiati offrono cesti di rose, mentre tutto intorno alla scena sette angeli ricciuti e musicanti suonano il piffero, il liuto, la siringa pastorale, il violino, le tibiae geminae.

Altra scena fondamentale degli affreschi è quella del Transito della Madonna o Dormitio Virginis, che si trova sulla parete settentrionale della cripta: la Madonna, in abito blu scuro, è distesa su un catafalco, circondata da una folta schiera di angeli e apostoli che assistono al trapasso (in particolare S. Pietro, vestito di bianco, con in mano il libro dei morenti). Dentro una mandorla in alto, il figlio Gesù accoglie l’ anima della Vergine. In basso, ai piedi del catafalco, è raffigurata la scena dell’angelo che taglia le mani al diavolo sotto le false sembianze di una pia donna che cerca di rapire l’anima della Vergine morente.

Lungo ciascuna delle pareti maggiori della cappella, dove la volta a botte inizia ad incurvarsi, corre una cornice di dodici medaglioni intrecciati all’infinito, simbolo questo dell’eternità, in cui sono raffigurati da una parte i Patriarchi e i Profeti Maggiori (parete orientale), dall’altra i Profeti Minori (parete occidentale), che simboleggiano l’Antico Testamento. Ai quattro angoli, invece, racchiusi in cornici circolari, vi sono i simboli dei quattro Evangelisti, che rappresentano il Nuovo Testamento.

Nel centro della volta a botte sovrasta il “Pantocreator”, ossia l’onnipotente, il Padre eterno. Accanto alle scene della vita di Gesù e della Vergine e ai santi francescani (S. Francesco, S. Chiara e S. Antonio) ci sono i dottori della Chiesa, Ambrogio Girolamo, Ilario ed il Pontefice Urbano V; seguono le teste degli apostoli Pietro e Paolo, i personaggi dinastici della famiglia Del Balzo; S. Ludovico da Tolosa; S. Elisabetta d’Ungheria; le committenti degli affreschi, Margherita Del Balzo, duchessa di Taranto e Antonia Del Balzo, futura regina di Trinacria.
 
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