Andrea Miglionico

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Gli ultimi studi documentari inducono a ritenere che il pittore Andrea Miglionico sia nato in Basilicata (e non nel Cilento come alcuni hanno sostenuto) e precisamente a Miglionico, nel 1662. Adottato, al momento del battesimo da un tal Giovanni Miglionico, da cui evidentemente prese il cognome, si forma a Napoli alla scuola del grande Luca Giordano. Fa parte quindi di quella folta schiera di discepoli di Luca Giordano che fecero propri i modi barocchi, facili e rapidi, elaborati dall’illustre pittore napoletano.

Il Miglionico, però, a differenza degli altri allievi elimina quasi del tutto il disegno e predilige una pittura particolarmente rapida e di effetto, che esalta il colore, vivo e luminoso, tale da coinvolgere emotivamente lo spettatore. La produzione di Andrea Miglionico comprende una gran quantità di opere tutt’oggi presenti in Basilicata, in Puglia e in Campania.

Alcune di queste opere sono conservate proprio nelle chiese di Irsina:  nella chiesa del Purgatorio si trovano un San Michele Arcangelo precipita il demonio e una Madonna del Carmine, entrambe databili tra il 1704 e il 1706. Anche nella Cattedrale, intitolata a Santa Maria Assunta, sono presenti opere di Miglionico. Nella Visitazione è raffigurata la Vergine Maria, con mantello e cappello da pellegrina, tesa in affettuoso saluto verso Santa Elisabetta; in secondo piano il sacerdote Zaccaria indica la strada a San Giuliano. Sull’intera scena aleggia un’aurea particolare, data dai tenui toni pastello. In particolare, è nella Vergine Maria e nei due putti in alto nel cielo che si riscontra un omaggio a Paolo Veronesi, maestro spirituale del Miglionico.

L’affinità che lega a due secoli di distanza i due pittori consiste nella loro capacità di suscitare nello spettatore un mondo  fiabesco; il Miglionico, proprio come il Veronese, esprime i suoi sogni creando un mondo ricco di colore e straordinariamente elegante. L’altra grande opera presente in Cattedrale è la Adorazione del Bambin Gesù.; la tela rappresenta in primo piano Sant’Anna, raffigurata  con un profilo tipico delle popolane dei presepi napoletani del ‘700, protesa verso un grassoccio Bambino Gesù, tenuto tra le braccia della Vergine. Assistono alla scena oltre a San Giuseppe e San Gioacchino, uno sfolgorante putto, due faccine di cherubini e un meraviglioso angelo. Peculiarità dell’opera è la cesta di fiori dai colori sgargianti che si trova a un lato della rappresentazione.

Un’altra tela presente in Cattedrale raffigura, nel chiarore di un’atmosfera mattinale, il dolce volto della Vergine ne La Madonna in gloria tra San Giovanni Battista, S. Rosita da Lima e S. Lorenzo.Anche le tre opere conservate nella Cattedrale sono ascrivibili allo stesso biennio.

Ed infine nella chiesa di Sant’Agostino si trova l’interessante tela de Le Nozze di Cana, risalente ai primi anni del ‘700;questa, sia per le sue ridotte dimensioni, sia per la rapida stesura del colore, eseguita  con veloci e sintetiche pennellate, quasi a macchia,  dovrebbe essere interpretata come un bozzetto relativo ad una pala di più ampie dimensioni forse mai realizzata o dispersa.

Gesù e la Madonna, in intima conversazione, sono raffigurati in primo piano insieme ad altre figure tipiche del Miglionico, mentre lo sfondo è animato da svariate figure in movimento di inservienti e trombettieri. L’angolo in basso a destra è occupato da un servo accovacciato che travasa del vino e da una scena di pietas, in cui un uomo offre da bere ad un’anziana.
 
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