Il Centro Storico PDF Print E-mail

L’origine e l’evoluzione urbanistica del centro storico di Irsina (Montepeloso fino al 1895 ) è stata  condizionata dalla sua posizione naturalmente protetta. Posto infatti alla sommità di un colle roccioso, l’antico borgo può essere classificato come un centro medioevale strategico, circondato da numerose mura di cinta, torri e accessi alla città che attestano la funzione di centro fortilizio bizantino, prima, e di piazzaforte-militare normanna, dopo, contro le invasioni straniere. Di certo, esternamente alla cinta muraria e ad una certa distanza erano posizionati dei Barbacani e dei Casali, piccoli agglomerati con torri e mura protettive, che avevano la funzione di “avamposto”.

L’ipotesi che il suo nucleo primitivo corrisponda al medioevo (XI sec.) e che si identifichi con la presenza di un fortilizio normanno è avvalorata dalla possibilità di rinvenire, ancora oggi, alcuni importanti segni del passato. Di questi è interamente superstite la torre quadrata a nord dell’attuale abside della chiesa di San Francesco, l’arco normanno-svevo in via Santa Maria la Nova, tratti di mura, torri e case a schiera inglobate nella cinta muraria verso Porta Arenacea.

Dell’originario impianto bizantino, invece, andato completamente distrutto in seguito alle invasioni saracene, si è conservata soltanto la toponomastica data dagli orientali. Basti ricordare in proposito alcune vie e vicoli che recano ancora l’antico nome: santa Sofia, san Pantaleone, san Basilio, situate tutte presso la zona adiacente alle Mura del Vallone, dove si presume vi fosse l’antico insediamento bizantino con l’annessa porta di accesso, detta ancora oggi “Porticella dei Greci”.

Tra il XII e il XIV secolo l’impianto urbanistico si trasformò ulteriormente in un Mastio e poi in una vera e propria cittàdella fortificata, cinta da mura e interrotta da numerose torri. Un importante elemento urbanistico è costituito dal rapporto dell’aspetto monumentale con la cinta fortificata, dove quest’ultima ingloba il primo e questo completa la seconda. Sulle pendici del colle, quelle meno accessibili, si fece la fusione della cortina muraria con più abitazioni, mentre sulle pendici facilmente accessibili furono impiantate le costruzioni più imponenti, con funzione di barriera tra centro abitato e territorio circostante. Si pensi alla fortificazione che parte da Porta S. Eufemia e continua con il sito del convento di San Francesco posta a difesa della zona di Porta Arenacea; o al Vescovado e alla stessa Cattedrale inglobate lungo le mura sul fronte nord-ovest.

La seconda metà del ‘500 e tutto il ‘600 costituiscono per Montepeloso il periodo di massimo splendore. Il centro storico si arricchisce di sontuosi palazzi gentilizi, che presentano ancora il caratteristico prospetto a bugnato fiorentino ed a punta di diamante, con i bei portali, i pozzi, i balconi in pietra serena e gli stemmi araldici sui portali di ingresso. Il palazzo signorile degli Arsio, dei Maffei, dei Pomarici, dei Lombardi, dei Janora, dei Nugent sono alcuni magnifici esempi dello sviluppo urbanistico civile tardo-rinascimentale di Montepeloso. Numerose sono inoltre le chiese e le chiesette che si incontrano per gli antichi vicoli e le silenziose piazzette.

Tra le più importanti vanno ricordate la maestosa cattedrale di Santa Maria Assunta ricostruita nel 1777 in stile barocco su una preesistente basilica romanica del XIII sec. di cui si può ancora ammirare l’antico campanile a pianta quadrata; la chiesa del convento di S. Francesco che sorge sui resti di un castello normanno del  XII sec.  e nella cui cripta è possibile  ammirare il mirabile ciclo d’affreschi  del ‘300 di scuola umbro-toscana; la piccola chiesa del Purgatorio risalente al XVII sec. nella quale sono conservate pregevoli tele di scuola napoletana del ‘600 e’700, di autori come Andrea Miglionico e Francesco Polino.

Gran parte dell’impianto medioevale è caratterizzato da  nuclei abitativi (ipogei) dalla modesta tecnica edilizia, non privi però di dignità architettonica, esempi tutti di architettura “in negativo”. Si tratta di case-grotte, cantine e stalle che l’uomo ha provveduto a scavare nella roccia e ad abitare. Queste particolari costruzioni contadine, dette nel dialetto locale “jusi”, presentano spesso sul prospetto esterno delle strane figure di uomini scolpiti sulla pietra, i caratteristici “mascheroni”, che richiamano lontane tradizioni pagane.

Fuori dalle mura in aperta campagna si trovano i resti di un’antica chiesetta,  detta di Santa Maria di Juso. Questa sorge sul posto dove in tempi remoti si trovava l’abbazia di Santa Maria Nuova o di Juso edificata dai monaci basiliani giunti insieme agli incursori Bizantini quali, nell’impossibilità  di praticare il rito greco all’interno della città, dove  ab antiquitus  nella Cattedrale intitolata Santa Maria Vecchia si seguiva il culto latino, istituiscono nella neo istituita Chiesa la propria comunità religiosa.

In seguito i Normanni,  ossequienti al Papa, la trasformano in  Chiesa latina e divenne un’abbazia benedettina autonoma per poi essere affidata nel 1133 dal re normanno Ruggero II all’Abbazia francese della Chase-Dieu che ne detenne il possesso fino al XIV secolo.

 


 
Home arrow Cittą d'Arte arrow Centro Storico