Archivi Storico

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Le immagini relative agli archivi sono state realizzate dal dott. Michele Durante della Soprintendenza Archivistica per la Basilicata - © tutti i diritti riservati


  

Gli Archivi Storici PDF Print E-mail
Una risorsa straordinaria del patrimonio storico artistico di Irsina è costituita dagli Archivi storici. Ne sono stati individuati quattro.

L’Archivio Diocesano. Le pergamene, uniche e preziose, le  sante visite, autorevoli e minuziose, gli inventari e le platee, descrittive e rappresentative, gli atti civili e criminali, l’anagrafe sacramentale, i documenti dei monasteri di Santa Chiara, San Francesco d’Assisi, dei Padri agostiniani, delle Confraternite, i registri parrocchiali di battesimo, cresima, matrimonio e morte dal 1608, ed ogni altra fonte di interesse spirituale e temporale, conservata nell’archivio ecclesiastico; essi attestano un’intensa e significativa esistenza  della secolare Cattedra episcopale di Montepeloso. Attraverso queste uniche memorie superstiti,  si ha la percezione chiara della sorprendente vitalità del clero irsinese che già agli albori dell’anno Mille ebbe con Gennaro, abate del monastero benedettino di Santa Maria di Juso, il suo primo vescovo. L’Archivio Diocesano  raccoglie al suo interno diversi fondi:

  • l’archivio vescovile, comprendente tutti gli atti di interesse spirituale e temporale relativi alla costituzione e alla vita della diocesi;
  • l’archivio del capitolo cattedrale, cioè di quell’organo collegiale che ha l’incarico di coadiuvare il vescovo e di occuparsi del culto nella cattedrale;
  • la documentazione della mensa vescovile, comprendente tutti gli atti relativi al complesso dei beni e dei redditi spettanti alla sede vescovile e quindi destinati al mantenimento del vescovo preposto al governo di una diocesi.

L’Archivio Storico Comunale. Irsina vanta un archivio comunale ricco di fonti, per gran parte inedite, capaci di soddisfare le esigenze più diverse nei molteplici campi  della ricerca storica contemporanea. Le testimonianze più antiche, risalenti alla seconda metà del XVIII secolo, si rilevano nella Platea o Libro Magno della Venerabile Cappella laicale di S. Antonio da Padova (anno 1752), nel Cabreo della Venerabile Cappella laicale e confraternita del SS.mo Sacramento (anno 1768) e nel Libro Magno dell ’Ospedale sotto l’invocazione di S. Antonio da Padova (anno 1773), raccolti in un unico volume arricchito dalla presenza di disegni e planimetrie a colori. L’archivio inoltre conserva una serie di delibere del Decurionato insediatosi a Montepeloso nel 1809 in luogo dei pubblici parlamenti in piazza S. Salvatore. Era composto da venti decurioni eletti dai cittadini e dal Sindaco. Il primo sindaco del neo istituito Comune di Montepeloso fu Felice Santomauro. Nel 1860 il Decurionato prende il nome di Consiglio Comunale.

L’Archivio Nugent. Gli ultimi signori di Irsina, i conti Nugent, hanno lasciato tracce significative di un passato che li ha visti protagonisti delle vicende storiche di un’alta aristocrazia feudale di fine secolo XVIII. Il loro archivio, rinvenuto casualmente tra le carte ecclesiastiche, riflette una duplice connotazione sociale: da un lato gli istrumenti di vendita e di acquisto stipulati con esponenti di altre famiglie gentilizie riguardano spesso alienazioni di porzioni di feudo, di dazi, di privilegi e di diritti feudali esercitati in virtù di antichissimi titoli risalenti a molti secoli addietro; dall’altro, la grande quantità di atti economici documenta la formazione di ingenti proprietà terriere connesse alle quali ebbero notevole impulso attività agricole tradizionali ma anche nuove ed insolite.

La documentazione, in particolare, è relativa alla gestione amministrativa di beni mobili ed immobili della famiglia Nugent e comprende carte appartenenti ad un periodo di tempo compreso tra il 1819 ed il 1967 ma che raccoglie copie di istrumenti risalenti alla fine del XVIII secolo. Si conservano: registri di contabilità di generi e danaro, bilanci,  contratti, corrispondenza, cause civili, piante, progetti relativi a miglioramenti fondiari, inventari delle carte, dei titoli e dei documenti esistenti nel palazzo del conte nonché delle masserizie, delle suppellettili e degli attrezzi da lavoro conservati in stalle, scuderie, magazzini e cantine.

L’Archivio d’Amato Cantorio. La nobile famiglia d’Amato (Cantorio) risulta provenire da Amantea. Lo stemma di famiglia, rilevabile in Irsina sia nel palazzo di via Roma che su una lapide collocata all’interno della Cattedrale per ricordare la figura di Mauro De Amato, Abate della Congregazione di Montecassino  nato in Montepeloso nel 1660, raffigura tre stelle nella parte superiore, una fascia trasversale in quella centrale  e un cuore  in quella inferiore. Tra gli insigni discendenti  della famiglia  si ricorda anche  Domenico Amato, Vescovo di Castro, nato  a Montepeloso nel  1696 e sepolto  nella Chiesa di S. Francesco.   

L’archivio è costituito da materiale documentale di varia tipologia (registri di contabilità, dei pastori, dei salariati, degli addetti ai diversi lavori in campagna, corrispondenza privata e commerciale, fotografie, pubblicazioni a stampa e opuscoli pubblicitari attinenti all’agricoltura e alla zootecnia, etc.).  Il materiale documentale in questione si rivela particolarmente utile per gettare luce su aspetti ancora inediti di storia locale relativi all’economia rurale, alle diverse attività produttive legate al territorio irsinese e lucano, alla manodopera  agricola, all’organizzazione e ai generi di vita dei ceti contadini.
 
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