Priorata

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Il Priorato di S. Maria dello Juso PDF Print E-mail
La Chiesa di Santa Maria Nuova o di Juso venne edificata, intorno all’anno Mille, extra- moenia dai monaci basiliani giunti insieme agli incursori Bizantini i quali,  nell’impossibilità  di praticare il rito greco all’interno della città, dove  invece si seguiva il culto latino, istituiscono nella nuova Chiesa la propria comunità religiosa.

Infatti, a testimonianza della presenza del culto greco-ortodosso ad Irsina vi è, in una cappella della navata sinistra della Cattedrale, un’antica statua di stile greco-bizantino, dedicata alla Madonna della Provvidenza. Successivamente, durante il dominio normanno,  fu trasformata in  Chiesa latina: in particolare, il conte Goffredo di  Conversano, feudatario di Montepeloso, nel 1093 chiese ed ottenne da Papa Urbano II che il priorato di Santa Maria, ormai benedettino e da lui ceduto in cella al monastero di San Lorenzo di Aversa, fosse elevato al rango di Abbazia autonoma ed indipendente.

A partire da questo momento la storia del monastero si intreccia indissolubilmente con quella del vescovado: si colloca, infatti,  ufficialmente nell’anno 1093 la consacrazione a Vescovo di Montepeloso di Gennaro e, nel 1123, quella di Leone, entrambi abati del Monastero di Santa Maria di Juso. Nel 1133 Ruggero II, previo assenso del Papa Innocenzo II, donò il Convento di Santa Maria Nuova all’Abbazia benedettina di Casa Dei in Francia, riducendolo a semplice priorato retto da francesi e annettendogli la Chiesa di Santa Maria Vecchia e la Chiesa d’Irsi.

Installatisi a Montepeloso, i monaci francesi ne restaurarono le chiese e s’impegnarono attivamente nella risistemazione del territorio; rimboschirono, piantarono frutteti e riattivarono le coltivazioni agricole, lottando contro l’erosione dei terreni e allo stesso tempo irrigandoli a mezzo di canali e canaletti ancora oggi utilizzati allo scopo. Ma, nonostante la provvida utilità dei loro interventi, non riuscirono mai a stabilire relazioni amichevoli con gli abitanti. Nella seconda metà del secolo XIV i  civili, aizzati da Francesco Del Balzo, titolare del ducato di Andria che comprendeva la città di Montepeloso, assalirono e saccheggiarono il monastero.

Il priore, Guglielmo di Barjac, dovette fuggire coi suoi monaci al convento di Irsi. Egli si appellò a papa Gregorio XI (1370-1378), il quale ordinò al duca di Andria la ricostruzione del convento; ma questi rispose  attaccando e distruggendo anche quello di Irsi, conducendo, prigioniero, il priore ad Andria. Da qui  il priore riuscì ad evadere e si rifugiò ad Avignone, presso la corte papale.

Francesco Del Balzo fu scomunicato e condannato a restituire ai monaci di Santa Maria di Juso i loro beni. Ma il decreto papale non ebbe seguito. La Chaise-Dieu non aveva più i mezzi e l'autorità di un tempo; lo Scisma avignonese  stava scuotendo la Cristianità e i Casadeiani finirono per disinteressarsi di quella loro lontanissima dipendenza, così come delle altre italiane, che in quegli anni riacquistarono 1a loro autonomia. Il beneficio ecclesiastico del monastero fu amministrato dalla Santa Sede fino alla metà del XV secolo, quando le due chiese della città furono riunite nel vescovato di Andria.

Infine, nel 1479, Papa Sisto IV separa il monastero di Santa Maria Nuova o di Juso e la Chiesa di Montepeloso dal vescovado di Andria e designa Antonio de Maffeis vescovo della neo istituita diocesi montepelosina.

Della chiesa di Santa Maria Nuova di Juso sopravvivono i ruderi, attualmente in corso di restauro. Alcuni resti scultorei dall'antico edificio monumentale sono stati reimpiegati per la costruzione del portale dell'attuale Cappella della Pietà.
 
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