Storia di Irsina PDF Print E-mail

 

Antichissime sono le origini di Montepeloso, ora Irsina. Si erge su un territorio che fu degli Enotri e poi dei Lucani; durante il periodo greco romano fu un florido centro, reso tale dalla vicinanza del fiume Bradano e della via Herculea, la quale da Venosa giungeva fino a Potenza ed Eraclea attraversando la valle del Bradano.

Numerosi sono i reperti archeologici, vasi, monete magnogreche e romane, armi, suppellettili, e cimeli vari di fattura italo greca, ritrovati dentro e fuori il centro abitato, che testimoniano l'antica grandezza di Montepeloso.

Della sua storia medioevale si ha notizia a partire dall'895 d.C., anno in cui la città fu invasa dai Saraceni i quali, nel loro tentativo di invadere il Principato di Benevento occuparono molti centri della Lucania, tra cui Montepeloso.

Altre notizie documentate del paese risalgono all'anno 914 d.C. quando un tale sacerdote Dommino donò al monastero di S. Benedetto di Salerno una “Selva in monte Peloso”; e ancora all'anno 945 d.C. quando la stessa “Selva” fu oggetto di una nuova donazione, insieme al “Casale di Moriano” (luogo questo che si trovava nel territorio di Montepeloso), da parte del conte di Laurino al monastero di Salerno.

Montepeloso in questi anni si trovava perciò soggetta al principato longobardo di Salerno: tant'è vero che nel 988 d.C., dopo che la città fu assediata e nuovamente distrutta dai Saraceni, fu ricostruita dal principe longobardo Giovanni II di Salerno, diventado un punto strategico di frontiera nella lotta contro l'invadenza araba e soprattutto bizantina.

Fu intorno all'anno 1000 d.C. dopo la signoria del principe longobardo Giovanni II di Salerno (983-999) che Montepeloso divenne una roccaforte bizantina. Nel 1042 fu teatro di una grande battaglia tra gli eserciti bizantini e quelli normanni, in seguito alla quale la città passò sotto il dominio normanno.

Primo conte della città fu Torstaino Scitello. A Trostaino succedette Goffredo conte di Conversano (1068-1104) e dopo questi la contea di Montepeloso fu assegnata a Boemondo, figlio di Alberada, prima moglie di Roberto il Guiscardo, duca di Puglia e di Calabria. Boemondo partecipò alla prima Crociata insieme ad un folto gruppo di lucani, tra cui anche un certo Roberto figlio di Trostaino di Montepeloso. Nel 1123 papa Callisto II elesse Montepeloso a sede vescovile, forse anche per contrastare la presenza di una forte minoranza ortodosso-bizantina che ancora esisteva nel paese. Fu invece nel 1132 d.C. che il Montepeloso aderì alla rivolta dei baroni pugliesi contro Ruggero II, re di Sicilia e Puglia, e fu occupata da uno di tali baroni, Tancredi di Conversano, conte di Brindisi.

Nel 1133 Ruggero II punì Montepeloso per essersi schierata con il ribelle Tancredi e fu così rasa al suolo e gli abitanti trucidati.

Dopo la dominazione normanna fu la volta di quella sveva con Federico II (inizi XIII sec.), il quale potenziò le mura intorno alla città e fece costruire un “bel castello” in seguito donato, vuole la tradizione, allo stesso S. Francesco d'Assisi intorno all'anno 1228.

Con la venuta degli Angioini Montepeloso passò nelle mani della famiglia Del Balzo (1308). La signoria di questa potente famiglia durò fino alla fine del XV sec.e sotto di essa la città conobbe un'epoca di particolare sviluppo economico e culturale: a questo periodo risale infatti il ciclo degli affreschi nella cripta della chiesa di S. Francesco. Agli Angioini seguirono gli Aragonesi, con i quali la città si avviò verso una lenta decadenza politica, tant'è che nel 1585 l'ultimo signore della famiglia D'Aragona, don Luigi Gaetani, per pagare i suoi debiti vendette la città alla famiglia genovese Grimaldi per la somma di 122.000 ducati.

Nel 1644, sotto la signoria di Niccolò Grimaldi, Montepeloso fu istituita sede della Regia Udienza, divenendo in sostanza un Capoluogo di Regione. Morto Niccolò Grimaldi nel1664, Montepeloso fu acquistata per 70.000 ducati dai Riario-Sforza. Questi furono gli ultimi signori di Montepeloso fino all'abolizione della feudalità.

Nel 1799 Montepeloso guidata dal duca Giovanni Riario Sforza e da Monsignor Arcangelo Lupoli aderì alla Repubblica partenopea costituitasi a Napoli sotto la spinta delle idee riformiste della rivoluzione francese. Montepeloso divenne uno dei dodici cantoni in cui fu diviso il dipartimento di Basilicata sotto il governo della Repubblica partenopea. Nel 1821 il feudo di Montepeloso passò nelle mani della nipote di Giovanni Riario Sforza, Donna Giovannina Sforza, la quale andò in sposa al conte Laval Nugent, generale di artiglieria dell'impero austriaco. Dopo la morte del conte Laval Nugent, avvenuta in Croazia nel 1862, la proprietà dell'ex feudo di Montepeloso venne divisa tra i tre figli maschi e la nipote Donna Giovannina Riario. Nel periodo post unitario anche Montepeloso fu interessata dal fenomeno del brigantaggio, qui vi operavano abitualmente alcune bande capeggiate da tal Ingiongiolo e D'Eufemia.

Un'ultima data segna infine la storia del paese, il 28 marzo 1895, quando con un decreto regio firmato da re Umberto il nome di Montepeloso fu sostituito da quello attuale di Irsina.

 
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